La sua storia

 

"Emanuela Franchin è l'artista che unisce, in ogni sua opera, sentimento e colore, un viaggio verso l'emozione"

 

 

Emanuela nasce a Vigonovo, in Riviera del Brenta territorio che si snoda tra Padova e Venezia, dove le ville venete, costruite nel periodo della Serenissima, sono l’orizzonte  nel quale riconoscere la propria storia.

 

Fin da piccola ha avuto l’opportunità di frequentare Villa Pisani,  vedere  il Salone delle Feste di Giambattista Tiepolo, e passeggiare in quel magnifico parco, dove monocoli di verde regalano scorci inattesi, dove  l’architettura e  la natura, disegnata dall’uomo,  si fondono insieme e sono l’una il pregio dell’altra, e prima dell’inverno si infiamma di colori rossi, arancio, gialli autunnali.

 

Un sogno bussa costantemente alle porte del cuore: l’arte. Ma la vita la porta a occuparsi quotidianamente di altri lavori. Si sa, i sogni sono fiumi in piena e non si arrestano neppure davanti ad una diga dettata dagli impegni. I colori prendono spazio, forza e ritmo e incontrano le pulsazioni dell’anima, cercando la natura e la bellezza.

L’urgenza di dipingere in alcuni momenti è così assoluta da non avvertire più la realtà che la circonda, tanto da ritardare i momenti del pasto, tanto da immergere il pennello dentro la tazza del caffè e non accorgersi; altrettanto è il senso di fastidio di doversi staccare dalla tela per necessità e la paura di perdere il filo del discorso iniziato con essa. Così Emanuela inizia i corsi di pittura e scultura a Dolo, che seguirà per alcuni anni, con il Maestro Maurizio Piovan con il quale poi avrà  un rapporto di  stima ed amicizia che dura nel tempo.  Nel 2004 e 2005 le prime mostre personali.

 

Nasce il suo primo ciclo artistico dove protagonisti sono i fiori, spesso è un unico grande fiore, come fosse sotto una lente di ingrandimento, che  ricopre tutta la tela. Papaveri e girasoli sono sul palcoscenico della vita. Il passaggio al nuovo ciclo segna la presenza della spatola che fa da staffetta nei movimenti con i pennelli. Osserva che il suo disegno figurativo, diventa essenziale nelle linee, a man mano che passa il tempo: il segno diveniva sempre più pulito, minimale; l’armonia rimane, ma il dettaglio non lo sente più necessario. L’urgenza di passare a un livello successivo si fa forte, è pronta a mettersi alla prova e sperimentare altre strade.

Nel 2009 e 2010 ad Ariccia, Roma, Ostia e poi nel 2012 a Torre Alfina, incontra personalmente il Maestro Mario Salvo, che la segue nel percorso di specializzazione di spatola stratigrafica. Si erano conosciuti precedentemente ad un evento avuto luogo a Viterbo, da quella occasione è nato un rapporto di stima ed amicizia che crescerà nel tempo.

 

Si apre un nuovo mondo con la spatola, fatto di linee essenziali, di cromie, di impasti di colore di toni e mezzitoni che, dopo un breve secondo ciclo di figurativo a spatola, l’aiutano progressivamente ad allontanarsi dalla rappresentazione della realtà  per  entrare nel mondo dell’informale.

Nel 2010 entrerà, invitata da Giulia Sillato, nel Metaformismo, seguiranno sette anni di importanti mostre di arte contemporanea nei civici musei e nelle antiche dimore. Il terzo ciclo, l’informale, che ancora risente fortemente degli echi della natura, scivolerà pian piano in un informale più meditato, introspettivo, il paesaggio naturalistico lascerà il posto al paesaggio del pensiero, delle emozioni e dell’anima. Dal 2018 è entrata a far parte degli artisti del Museo La Permanente di Milano.

 

Nel tempo ha osservato che la cromia, da sempre gioiosa, si arricchiva sempre di più di altri colori freschi, vivaci e grintosi e con tantissime sfumature, con la spatola stende il colore, con velature che danno profondità al punto che si notano i colori sottostanti e poi toglie e graffia il colore, lo lascia asciugare e riparte di nuovo, e ancora  finché alla fine lo stesso ne disegnerà il paesaggio che l’anima suggerisce, che racconta ciò che sente e che vuole trasmettere come messaggio alle persone che si fermeranno a guardare la sua opera.

Ha iniziato a capire che i colori e il suo stile artistico sono emozionali, e riescono a farla stare bene, a mettersi in sintonia con l’anima e a celebrare la vita.  E questo messaggio dell’anima può essere condiviso.

Nota nelle mostre che le vibrazioni  emozionali, generate dalla stesura dei colori, fanno sentire bene le persone, ti mettono in armonia con te stesso e  con il mondo. Ogni persona può interpretare e rileggere la propria vita nel segno del colore ed entrare nella tela, nella storia, fino a scoprire un codice dell’anima.

È come nell’oscurità della notte, riconoscere i fari di luce che illuminano la strada e che nel buio totale permettono  di poter viaggiare  per un lungo percorso. L’arte è cambiare la vita, celebrarla, affrontandone ostacoli e momenti bui, alla ricerca di una luce che si confonde con i colori dell’orizzonte.

 

Ad oggi Emanuela Franchin, sostenuta dall’amore della famiglia e dalla stima del mondo dell’arte, è universalmente riconosciuta come l’artista che emoziona con le non forme di un colore che cambia nelle sue opere, quasi una pittura su un supporto magico che permette alle persone di accedere all’interno della tela come ad uno stato d’animo di benessere e di libertà.

 

Tutto ciò viene confermato da quelle gallerie e case editrici che apprezzano l’originalità e la particolarità di una pittura di straordinaria fattura e di incredibile sensibilità lirica, nata dalle vicende della sua vita e dalla sua inarrestabile voglia di esprimersi. La sua solida bibliografia, confermata dall’Editoriale Giorgio Mondadori, e i numerosi inviti alle manifestazioni internazionali più importanti, come nelle esposizioni universali, le location istituzionali che fanno teatro alla sua ricerca, confermano in lei una delle realtà più prestigiose e poetiche di un modo di  fare arte che unisce anima e colore in un linguaggio universale, sempre alla ricerca della luce e della prossima emozione.

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