Critiche

 

Giorgio Biheller, A. F. Biondolillo,

Orfango Campigli, Luciano Carini,

Elena Cicchetti, Sabina Fattibene, Giorgia Gemo, Lucia Majer, Gabriella Niero,Giorgio Pilla, Maurizio Piovan, Bruno Rosada,

Mario Salvo, Giulia Sillato,

Paolo Tieto, Francesco Valma, Ezio Zanesini.

Recensioni

 

Emanuela è riuscita nella sua incessante ricerca interiore a costruirsi un solido spazio cromatico ben strutturato dove potersi divertire spaziando nelle sue meravigliose colorazioni stratigrafiche riuscendo a generare opere uniche tra miscellanee di materiali e colori ben amalgamati. In UN NUOVO INIZIO e RICOMINCIO DA ME ha di fatto posto una pietra miliare sulla sua personalissima arte non più da discente ma da Maestro! Simili ma diversi strutturalmente e mentalmente BREAK ed AGGREGAZIONE dove la ricerca è stata dura ma costante fino a scalfirne il derma materico creando interessanti solchi e spazi ove inserirsi al suo interno. Trovo anche stupefacenti le velature realizzate in PENSIERO LIQUIDO e ALCUNE IPOTESI che ricordano le Aurore Boreali, Velature che rispecchiano i nuovi colori dell'anima di Emanuela. intrisi di gioia e soddisfazione nel vedere finalmente il suo restyling finalmente terminato in modo grandioso. Da suo maestro di spatola mi sento orgoglioso ed onorato per aver contribuito a plasmare uno dei più interessanti ed emozionali artisti del panorama culturale internazionale. Ad Majora... dolcissima Emanuela, continua così a stupirmi ancora...sempre... Con grande affetto e stima artistica.

 

Mario Salvo

Roma, Dicembre 2016

“LUCE E COLORE, VIAGGIO AI CONFINI DELLA FORMA”

dalla mostra Personale di Emanuela Franchin

 

Con la spatola Emanuela Franchin stende il colore, lo plasma e lo modella, lo scava, lo toglie e lo aggiunge. Nascono così i suoi quadri, percorsi dalla materia, dalle trasparenze e dalle delicate velature. Prendono corpo in questo modo le sue creazioni, che a volte si allontanano dalle tematiche naturalistiche e/o paesaggistiche per farsi più meditate e raccolte, più intime e psicologiche trasformandosi in vere e proprie visioni interiori, palpitazioni emotive, in voci misteriose e segrete dell’animo umano. E allora anche il colore, steso in grande quantità così da essere modellato e plasmato, si veste di simbologia e significato. Diventa metafora della vita, dello scorrere lento e inesorabile del tempo, e i suoi colpi di spatola che penetrano nella materia provocando incisioni, ferite e traiettorie rimandano senza ombra di dubbio ai misteriosi e imponderabili percorsi esistenziali che segnano il destino di ognuno di noi.

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Luciano Carini

Piacenza, Febbraio 2016

Apprende l’uso della spatola da un maestro romano piuttosto noto in ambito nazionale e internazionale. Di origini veneziane, ella affronta subito il paesaggio, come la nobile tradizione veneta le suggerisce, un paesaggio trasfigurato nei suoi naturali lineamenti in luci e colori. La conoscenza dello strumento, acquisita attraverso instancabili esercizi, cade a proposito sul sostrato ispirativo della pittrice, che finisce con il comprendere totalmente la funzione strutturante della luce, trasponendola nella dimensione pittorica di leggerissime e trasparenti velature cromatiche: distese l’una sull’altra, queste suggeriscono la profondità.

Il colore “a veli” tuttavia non è un’invenzione moderna, essendo stato introdotto da uno dei pittori veneti più enigmatici al mondo: Zorzi da Castelfranco, detto il Giorgione, vissuto nel XV secolo.

Ripresa successivamente da Tiziano e da Paolo Veronese, la tecnica resta un inamovibile pilastro della buona pittura anche, e soprattutto, nel nostro tempo.

Da considerare che i modelli antichi non operavano per spatola ma per pennello e questo è un dettaglio tutt’altro che trascurabile, perché con la spatola risulta molto più difficile creare quei sottilissimi strati che chiamiamo “velature” o “veli.

Emanuela Franchin dimostra non solo una buona conoscenza dell’arte pittorica delle sue antiche e più squisite tradizioni, ma anche un’abilità tecnica che la distingue dal resto degli artisti contemporanei, in quanto ha saputo tesorizzare gli insegnamenti del passato, adattandoli a procedure moderne per una visione artistica, più che mai moderna e credibile.

I colori, infatti, brillano e si vestono di infinite sfumature in gamma modulata, dando eccellenza all’immagine, come è insito nell’eredità artistica da lei raccolta. Il rosso e il verde, che, come è noto erano i colori prediletti dal Veronese, convivono in scambievole complicità, insieme con azzurri morbidi e variegati, in un sistema tonale, degno della più autorevole tradizione pittorica di tutti i tempi: quella veneta.

 

©2013 Giulia Sillato

Quest’opera misura il perfetto senso della venezianità di un pittore, trasmessa per dna a una tavolozza dove ci sia posto solamente per cromie pastose e luminose, che, nel dipinto qui a fianco, sono state ottenute grazie a quella particolarissima gradazione,  intermedia tra il rosso e l’arancio, che solo nell’occhio di un veneziano può esistere: sono le luci di Venezia ad essere responsabili di quelle inedite trasparenze che modellano i colori connaturandoli alle atmosfere suggerite dall’ambiente.

L’artista, come si è detto altrove, è allieva di uno dei migliori esperti di spatola esistenti sulla scena contemporanea, dal quale ha appreso e completamente acquisito la tecnica della stesura stratigrafica a velature sovrapposte, pezzo forte del maestro romano Mario Salvo; ma lo strumento, applicato a questo bell’esempio di pittoricismo veneziano, ha dato risultati sorprendenti, trascinando l’occhio dell’osservatore in spazi infiniti, irraggiungibili… se non con l’immaginazione iridescente di chi li ha concepiti.

 

Giulia Sillato,

CAM n. 48,  Ed. Mondadori 2012

“STRATIGRAFIE A SPATOLA”

- cromatismi di Emanuela Franchin -

 

Impalpabili velature si contrappongono a plasmatici colpi di spatola, intrisi di forza e vigore, dove l’impasto materico si fonde con la tela prendendo forma.  E’ così che in “Rupi veneziane”, generata dalla fusione di molteplici rossi, esiste comunque un vissuto intellettivo attraverso forme di ombre tonali che intersecano un nodulo di luce sfaccettata da una miriade di tinte e mezze-tinte le cui velature sapienti e luminose, allo stesso tempo decise e maliziose, impreziosiscono notevolmente l’opera collocandola tra quelle altamente emozionali.

Sublime il virgulto morbido e sinuoso della spatola in “Vibrazioni 2” e  “Oltre l’orizzonte”  dove lo strumento metallico incede e coinvolge le masse cromatiche tra loro generando inevitabilmente nuovi colori, in parte   voluti, in parte casuali, creando nell’interlocutore un pathos crescente. Tali stratigrafie, cromaticamente difficili da realizzare poiché riescono a velare tre o più colori sottostanti, riescono a rendere l’opera emotivamente meravigliosa, in quanto unica nel suo concepimento.

Di fondamentale importanza “Consapevolezza”, dove i tagli “vivi” e “cicatrizzati” dalla vita che porta con sé tutto, coprendo con il tempo le vibrazioni vitali lasciando i segni sulla sua superficie, fanno da cornice ad una galassia immaginaria, trattata cromaticamente a spatola attraverso un tasso  tecnico da artista esperto verso uno strumento quasi impossibile. Al suo centro, un vortice a ribadire che le vita viene inesorabilmente risucchiata dall’effimero reale.

 

  Mario Salvo

  Roma, 2010

Intervista del 07 Maggio 2010 alla inaugurazione della Mostra Personale di Emanuela Franchin

 presso la Terrazza Barberini (ex Scuderie) di Palazzo Barberini, Roma (dal 07/05/2010 al 31/08/2011).

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