RECENSIONI
Critiche
- Giorgio Biheller
- A. F. Biondolillo
- Roberto Borra
- Orfango Campigli
- Luciano Carini
- Elena Cicchetti
- Francesco Corsi
- Monique Di Russo (Australia)
- Gianni Dunil
- Sabina Fattibene
- Giorgia Gemo
- Lucia Majer
- Gabriella Niero
- Giorgio Pilla
- Maurizio Piovan
- Giammarco Puntelli
- Annalisa Puntelli Sacchetti
- Bruno Rosada
- Mario Salvo
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- Paolo Tieto
- Francesco Valma
- Ezio Zanesini
Recensioni
…”Nella riflessione sulle energie ritratte nell’opera di Franchin, queste energie non si oppongono con forza, ma si fondono così teneramente, ricordando il Tocco di Dio di Michelangelo. Ciò è particolarmente sentito nelle opere recenti catalogate dal 2022 a oggi, con l’esempio specifico di Ricordi di un’Estate (2023). Da non confondere con la tattilità, il lavoro di Franchin è piuttosto altamente sensoriale. Attraverso l'applicazione intenzionale della vernice, la saturazione del colore e la fusione, emula la consistenza e il tangibile. Il suo lavoro è leggero e fluido, ma rimbomba come lava, dimostrando la sicurezza e la ferocia di una leonessa in gabbia che brama la propria libertà. Il lavoro è impegnativo, genera armonia e conflitto allo stesso tempo, ma lascia una sensazione viscerale di soddisfazione.” …
Monique Di Russo
Scrittore/ricercatore artistico e assistente curatoriale
MA Ricerca artistica, BA Psicologia.
AustraliaPubblicato su Emanuela Franchin volume n. 18 della Collana “Percorsi tra Arte e Filosofia” Edizioni ARTinGENIO 2024
NEL CUORE PROFONDO DELL’EMOZIONE
…“Dai dipinti di Emanuela Franchin si dipartono vere e proprie esplosioni di colore, improvvise aperture e squarci di profondità che aprono a mondi sconfinati e sconosciuti che diventano simbolo e metafora dell'ignoto e dell'inconscio. Sono paesaggi interiori, visioni dell'anima, emozioni intense e sentite espresse con rapidità e immediatezza seguendo il libero istinto, l'esperienza, la pura creatività, l'ispirazione del momento. Così facendo, colore e gesto vengono a costituire intime e suggestive atmosfere di un simbolismo ancora e sempre presente all'interno del quale, spesso, permangono tracce leggere ed evanescenti di realtà capaci di creare un ponte di comunicazione tra il visibile e il non visibile, tra spirito e materia. Leggero e raffinato il suo segno che traccia percorsi, traiettorie e variazioni strutturali dell'immagine e dinamizza lo spazio seguendo opposte e contrastanti tensioni. Pittura che segue sempre il percorso della sedimentazione cronologica e che lascia liberamente fluire le immagini assorbendo da esse solo le emozioni più profonde: una specie di memoria o “flash back” capace di produrre in contemporanea una molteplicità di visioni o meglio, una serie di fotogrammi sovrapposti di cui l’ultimo, quello cioè che emerge, è sempre il più potente e decisivo.
Nasce in questo modo un’espressione dove forma, segno e colore, in perfetta sincronia e mutualistica simbiosi, raccontano di attimi, percorsi, riflessioni e situazioni esistenziali senza descriverli e/o rappresentarli, ma facendoli invece vivere dall’interno, suggerendo atmosfere intime e raccolte, poetiche sensazioni. Emanuela Franchin, quasi senza accorgersene, compone così vere e proprie sequenze interiori, traccia percorsi spirituali, evoca e recupera frammenti di vita e momenti intensamente vissuti sublimandoli con la riflessione e la poesia. …Ama il colore, Emanuela, lo ama perché mai statico ed inerte, ma dinamico e attivo, in continuo divenire e trasformazione, come lo scorrere lento e inesorabile del tempo, gli avvenimenti della vita, i fatti imprevisti e imprevedibili che cambiano l’esistenza. In queste particolari costruzioni sembra di avvertire un'atmosfera quasi musicale, una vera e propria partitura d'orchestra (Kandinskij) dove i segni e i colori, i filamenti e le controllate colature, oscillando da una parte all'altra della superficie, disegnano eleganti movenze e ritmiche tessiture.”…
Luciano Carini
critico, gallerista, curatore componente
Commissione Scientifica Triennale Arti Visive di Roma,
curatore aggiunto 60° Biennale d’Arte Venezia Pad. GrenadaPubblicato su Emanuela Franchin volume n. 18 della Collana “Percorsi tra Arte e Filosofia” Edizioni ARTinGENIO 2024
LA POETICA DELL’INTERIORITÀ
…”Nelle opere di Emanuela Franchin il tempo sembra cristallizzarsi in quell’istante estatico che amplifica il senso dello spazio quasi a renderlo infinito. E di infinito ci parla tutta la sua arte dove il colore è la materia della luce e la forma, il gesto ed il fremito dell’impeto sensibile. L’osservatore di fronte alle opere dell’artista veneta ritrova l’essenza vivida della sua infanzia, rimette al posto che gli compete il valore del sogno, l’importanza del silenzio, la ricerca dell’essenza. Con la sua pittura ella compie un esercizio di equilibrio tra la virtuosa padronanza della tecnica e la ricerca di libertà del gesto rigorosamente allenato ad esprimere l’universo delle emozioni attraverso le istintive strutture informali dell’atto pittorico. Catturare le tempeste e le gioie profonde dell’animo per liberarle sulla tela conferendogli rilievo e fisicità è esercizio complesso che Emanuela Franchin riesce a realizzare con estrema e apparente facilità. In realtà il suo lavoro è frutto di una cura e di una disciplina nel vivere quotidianamente l’arte come una continua scoperta del mondo e di se stessa.
Per cogliere il senso profondo del suo universo espressivo ed umano è necessario contemplare l’insieme della produzione delle sue opere che si affollano come un complesso mosaico di trame, raffinate dalla pratica dell’esperienza. La storia di Emanuela Franchin ci parla di un’esistenza vissuta e da vivere ogni istante con tutta l’emozione di quell’alchemico intreccio di memorie remote di istanti presenti e di possibili scenari futuri. Il lavoro di un artista in fondo è rappresentazione viva di quegli affioramenti dell’animo che nel caso della pittrice veneta sono principi essenziali.”…
Roberto Borra
critico, gallerista, curatore e giornalista, direttore generale del Museo MIPAC e Associazione Culturale Fly Art di TorinoPubblicato su Emanuela Franchin volume n. 18 della Collana “Percorsi tra Arte e Filosofia” Edizioni ARTinGENIO 2024
EMANUELA FRANCHIN: LE MAPPE CROMATICHE DELLE EMOZIONI
…“Emanuela Franchin entra nel mondo spirituale astratto tracciato da Kandinskij, con i suoi equilibri di forme metafisiche, si proietta nella direzione dell’arte informale astratta, sulla scia dell’interiorità dell’automatismo psichico, oltre l’espressionismo dell’action painting di Pollock, coniugando una certa immediatezza del lavoro gestuale, con la luminosa delicatezza di colori, che abbiamo visto nella campiture quasi surreali di Mark Rothko, ai quali viene tuttavia impresso un dinamismo che supera la staticità di quell’astrattismo che volge al geometrico. Un’istanza emozionale eppure concettuale, informale, eppure tendente alla forma, che suggerisce il movimento dell’anima. Movimento dell’anima da un lato, ma anche mutamento cosmico, che ci fa intuire il principio antropico di un uomo come microcosmo, in dialogo eterno con la dimensione dell’Universo.
Se possiamo forse rintracciare una qualche affinità con l’arte informale di Raymond Israel, la Franchin oltrepassa anche quest’ultimo nel manifestare equilibrio e coerenza nella forma che ha trovato un mirabile equilibrio, pur nella sempre rinnovata esecuzione. L’artista mette in atto una espressionista mappatura cromatica delle emozioni, eppure oltre le emozioni medesime, verso l’Essere. Potremmo definirla anche una mappatura esistenziale dell’Essere-nel-mondo, struttura analitica esistenziale che sembra assumere misteriosamente un punto esterno, come una visione dall’alto, che era cara al futurismo, ma con una sorta di volo dell’anima, piuttosto che con un volo tecnologico.”…
Francesco Corsi
Direttore di ARTinGENIO Museum di Pisa e editore della Casa Editrice ARTinGENIO di FirenzePubblicato su Emanuela Franchin volume n. 18 della Collana “Percorsi tra Arte e Filosofia” Edizioni ARTinGENIO 2024
Emanuela Franchin consegna a questo saggio di riflessione sul rapporto solitudine e artista un'opera che racconta il significato profondo del sentimento, sospendendo il contesto temporale e la collocazione dell'opera in un determinato spazio. Non è facile lavorare affidando i propri colori ad una matrice informale ed astratta. Infatti questa modalità di espressione artistica prevede, senza incertezze, una profonda conoscenza del senso del segno e della grammatica del disegno. Emanuela Franchin conosce l'importanza di tali basi ed è per questo che la sua ricerca informale raggiunge livelli di eccellenza, sia nella tecnica e nella creazione dell'idea nello spazio pittorico, sia per la capacità di abbandonare il proprio spirito nel limbo seducente e privilegiato dell'arte, dove le bugie e le convinzioni personali sono pronte a naufragare in nome dell'eterna presenza di valori e passioni, che vestono, sul teatro della pittura, le maschere e i ruoli di colori nel loro incontro e dialogo. Quest'opera conferma la sua eccellenza tecnica nell'accostare, rendere flessibili e dinamici, far risplendere i colori come singole entità e come coralità nella presenza collettiva: la sua capacità tecnica è tale da riuscire ad alternare, sapientemente, il controllo e la libertà. Solo in questo modo assistiamo al trionfo del colore e dell'arte come espressione di storie, personalità, speranze e aspettative. Il tutto in un ponte che unisce maestro e pubblico. Accanto alla parte tecnica c'è il tema, il significato, la storia.
Un momento solo per noi è un manifesto che approfondisce il significato dell'amore che è nell'uomo e che si trasmette in più direzioni. Dal rosso, al rosa, all'arancio, portano la passione, la tenerezza, l'energia: riescono a collegare anime e persone, riescono a vivere le oscillazioni degli stessi sentimenti che possono portare momenti di turbamento e di gioia nell'animo e nello spirito. L'opera è un orizzonte sul quale si muovono quelle riservate tempeste che si poggiano sul bianco e sul nero che si intravedono, dialoghi su una luce fatta di assenza e di presenza. Su questa base si manifestano tutti i colori, densi di passione e di energia, che vogliono sopravvivere e vivere oltre l'ombra, in quel sottile rapporto che unisce l'opera al pubblico e l'opera stessa al maestro. È così che prende forma il mistero dell'arte, quando un maestro si abbandona alla ricerca e alla rappresentazione.
Emanuela Franchin, in un informale originale e di ricerca, ha il coraggio di declinare i propri momenti e la propria storia, e lo fa con l'arte e nell'arte, lasciando sempre quella positiva emozione che consente all'opera di non essere isolata ma di entrare in relazione con l'osservatore. Un momento solo per noi nasce nella solitudine e in un luogo terzo per entrare nel mondo portando energia positiva.
“Un momento solo per noi” 2018 acrilico e polimaterico a spatola 90x90cm
Giammarco Puntelli
pubblicato in “Le scelte di Puntelli – La Solitudine dell’Angelo”,
Editoriale Giorgio Mondadori 2019
EMANUELA FRANCHIN
Nel cuore profondo dell'emozione
Dedicato a Emanuela Franchin
Emanuela è riuscita nella sua incessante ricerca interiore a costruirsi un solido spazio cromatico ben strutturato dove potersi divertire spaziando nelle sue meravigliose colorazioni stratigrafiche riuscendo a generare opere uniche tra miscellanee di materiali e colori ben amalgamati. In UN NUOVO INIZIO e RICOMINCIO DA ME ha di fatto posto una pietra miliare sulla sua personalissima arte non più da discente ma da Maestro! Simili ma diversi strutturalmente e mentalmente BREAK ed AGGREGAZIONE dove la ricerca è stata dura ma costante fino a scalfirne il derma materico creando interessanti solchi e spazi ove inserirsi al suo interno.
Trovo anche stupefacenti le velature realizzate in PENSIERO LIQUIDO e ALCUNE IPOTESI che ricordano le Aurore Boreali, Velature che rispecchiano i nuovi colori dell'anima di Emanuela. intrisi di gioia e soddisfazione nel vedere finalmente il suo restyling finalmente terminato in modo grandioso. Da suo maestro di spatola mi sento orgoglioso ed onorato per aver contribuito a plasmare uno dei più interessanti ed emozionali artisti del panorama culturale internazionale. Ad Majora... dolcissima Emanuela, continua così a stupirmi ancora...sempre... Con grande affetto e stima artistica.
Mario Salvo. Roma
Dicembre 2016
“LUCE E COLORE, VIAGGIO AI CONFINI DELLA FORMA” Personale di Emanuela Franchin.
Nata a Vigonovo, in provincia di Venezia, dove anche attualmente vive e lavora, Emanuela Franchin è un'artista di lunga esperienza e dall'ampio e articolato curriculum critico-espositivo. Tra le sue innumerevoli esperienze anche un’adesione per un periodo settennale al “Metaformismo” di Giulia Sillato per la sua straordinaria capacità di muovere e interpretare la forma, per la libertà del gesto e la fluidità del segno. Un'espressione fortemente autonoma e personale, quella di Emanuela Franchin, iniziata parecchi anni fa prima sotto l'abile guida prima di Maurizio Piovan di area veneta, poi di Mario Salvo di area romana ma di risonanza internazionale, che la aiuta ad affrontare una vera e propria svolta tecnica e stilistica, insegnandole a maneggiare la spatola, successivamente, la frequentazione di valenti ed affermati artisti. Così, dopo un avvio figurativo caratterizzato da un'espressione di carattere prevalentemente naturalistico, la nostra artista ha iniziato a sentire il fascino delle Avanguardie Storiche, dell'Espressionismo lirico e dell'Informale, soprattutto, iniziando quindi una profonda metamorfosi tecnico-espressiva, una fase di straordinario mutamento estetico-formale fatto di colore, gesto e materia. Pittura non più descrittiva, dunque, non più legata alla narrazione del reale, ma tutta d'emozione, tutta concentrata sull'ascolto delle intime pulsioni, dei sentimenti e delle sensazioni.
Quello che più colpisce, nell'espressione di Emanuela Franchin, è la sua tecnica, il suo modo di procedere e di lavorare perché la nostra artista non si serve dei tradizionali pennelli, ma solo ed esclusivamente della spatola. E la spatola per lei è ormai diventata una cosa sola con la sua mano e il suo polso, è un docile strumento che, in modo quasi automatico, ubbidisce alla sua volontà, segue i suoi pensieri, traccia e interrompe percorsi e traiettorie. Con la spatola Emanuela Franchin stende il colore, lo plasma e lo modella, lo scava, lo toglie e lo aggiunge. Nascono così i suoi quadri, percorsi dalla materia, dalle trasparenze e dalle delicate velature. Prendono corpo in questo modo le sue creazioni, che a volte si allontanano dalle tematiche naturalistiche e/o paesaggistiche per farsi più meditate e raccolte, più intime e psicologiche trasformandosi in vere e proprie visioni interiori, palpitazioni emotive, in voci misteriose e segrete dell’animo umano. E allora anche il colore, steso in grande quantità così da essere modellato e plasmato, si veste di simbologia e significato. Diventa metafora della vita, dello scorrere lento e inesorabile del tempo, e i suoi colpi di spatola che penetrano nella materia provocando incisioni, ferite e traiettorie rimandano senza ombra di dubbio ai misteriosi e imponderabili percorsi esistenziali che segnano il destino di ognuno di noi.
Luciano Carini. Piacenza
Febbraio 2016
“STRATIGRAFIE A SPATOLA”
- cromatismi di Emanuela Franchin -
Impalpabili velature si contrappongono a plasmatici colpi di spatola, intrisi di forza e vigore, dove l’impasto materico si fonde con la tela prendendo forma. E’ così che in “Rupi veneziane”, generata dalla fusione di molteplici rossi, esiste comunque un vissuto intellettivo attraverso forme di ombre tonali che intersecano un nodulo di luce sfaccettata da una miriade di tinte e mezze-tinte le cui velature sapienti e luminose, allo stesso tempo decise e maliziose, impreziosiscono notevolmente l’opera collocandola tra quelle altamente emozionali. Sublime il virgulto morbido e sinuoso della spatola in “Vibrazioni 2” e “Oltre l’orizzonte” dove lo strumento metallico incede e coinvolge le masse cromatiche tra loro generando inevitabilmente nuovi colori, in parte voluti, in parte casuali, creando nell’interlocutore un pathos crescente.
Tali stratigrafie, cromaticamente difficili da realizzare poiché riescono a velare tre o più colori sottostanti, riescono a rendere l’opera emotivamente meravigliosa, in quanto unica nel suo concepimento. Di fondamentale importanza “Consapevolezza”, dove i tagli “vivi” e “cicatrizzati” dalla vita che porta con sé tutto, coprendo con il tempo le vibrazioni vitali lasciando i segni sulla sua superficie, fanno da cornice ad una galassia immaginaria, trattata cromaticamente a spatola attraverso un tasso tecnico da artista esperto verso uno strumento quasi impossibile. Al suo centro, un vortice a ribadire che le vita viene inesorabilmente risucchiata dall’effimero reale.
Mario Salvo
Roma, 2010
Quest’opera misura il perfetto senso della venezianità di un pittore, trasmessa per dna a una tavolozza dove ci sia posto solamente per cromie pastose e luminose, che, nel dipinto qui a fianco, sono state ottenute grazie a quella particolarissima gradazione, intermedia tra il rosso e l’arancio, che solo nell’occhio di un veneziano può esistere: sono le luci di Venezia ad essere responsabili di quelle inedite trasparenze che modellano i colori connaturandoli alle atmosfere suggerite dall’ambiente. L’artista, come si è detto altrove, è allieva di uno dei migliori esperti di spatola esistenti sulla scena contemporanea, dal quale ha appreso e completamente acquisito la tecnica della stesura stratigrafica a velature sovrapposte, pezzo forte del maestro romano Mario Salvo; ma lo strumento, applicato a questo bell’esempio di pittoricismo veneziano, ha dato risultati sorprendenti, trascinando l’occhio dell’osservatore in spazi infiniti, irraggiungibili… se non con l’immaginazione iridescente di chi li ha concepiti.
NASCITA DI UN PENSIERO 2011 olio a spatola 100 x 100 cm
Giulia Sillato, Catalogo Arte Mondadori - CAM n. 48,
Editoriale Giorgio Mondadori 2012
Intervista del 07 Maggio 2010 alla inaugurazione della Mostra Personale di Emanuela Franchin presso la Terrazza Barberini (ex Scuderie) di Palazzo Barberini, Roma (dal 07/05/2010 al 31/08/2011).
